G. Zappitello, Antologia filosofica,  Quaderno secondo/6. Capitolo
Undici/1.
11) Berkeley. Sulla libert dell'uomo.
Nella sua polemica con i materialisti, Berkeley affronta anche il
tema della libert e afferma di essere disposto a rifiutare le
analisi dei filosofi e a ritornare al senso comune per affermare
la libert dell'uomo.
G. Berkeley, Alcifrone, Dialogo ottavo.

Euf. - ... Voi supponete che la mente sia mossa in senso
letterale, e che le sue volizioni siano meri movimenti. Ora, se un
altro afferma ... che l'anima  incorporea, e che il movimento 
una cosa e la volizione un'altra, ... tutta la vostra costruzione
cade a terra ... Sembra chiaro che il movimento e il pensiero sono
due cose tanto realmente e manifestamente distinte quanto un
triangolo e un suono. Pare, quindi, che, per provare la necessit
delle azioni umane, voi supponete qualche cosa che ha tanto
bisogno di prova quanto lo stesso punto da provare ... [Ora] io
sono conscio d'essere un essere attivo, che posso determinare e
determino me stesso ... E se prendo le cose come sono, e domando a
un qualsiasi uomo semplice e non istruito se egli agisce o se egli
 libero in questa o quella particolare azione, egli dice
prontamente di s, e io prontamente gli credo per quello che io
trovo dentro di me. E cos, per una induzione dai particolari, io
posso concludere che l'uomo  un agente libero, per quanto io
possa essere in imbarazzo a definire o concepire una nozione di
libert in generale e in astratto. E se l'uomo  libero, egli 
chiaramente responsabile. Ma se voi definirete, astrarrete,
supporrete, e seguir dalle vostre definizioni astrazioni e
supposizioni che non pu esserci libert nell'uomo, e voi ne
inferirete che egli non  responsabile, io avr l'ardire di
dipartirmi dal vostro senso metafisico astratto e appellarmi al
senso comune dell'umanit. [Ora] sembra che nell'ordinario
commercio del genere umano, una persona sia stimata responsabile
semplicemente in quanto  un agente. E per quanto voi possiate
dirmi che l'uomo non  attivo, e che gli agenti sensibili agiscono
sopra di lui, la mia esperienza tuttavia mi assicura del
contrario. Io so che agisco, e che di ci che agisco sono
responsabile. E, se questo  vero, il fondamento della religione e
della moralit resta non scosso. Alla religione, io dico, importa
solo che l'uomo sia responsabile: e tale egli  secondo il mio
senso, e secondo il senso comune del mondo, se egli agisce; e che
egli agisca,  evidente per s. Perci le basi e i fini della
religione sono assicurati, concordi o no la vostra filosofica
nozione di libert con le azioni dell'uomo; e siano le sue azioni
certe o contingenti: perch la questione non  se egli l'abbia
fatto con una volont libera, o che cosa abbia determinato la sua
volont, e nemmeno se fosse certo o presaputo che egli l'avrebbe
fatto, ma solamente, se egli lo fece volontariamente, che  quello
che gli fa avere la colpa o il merito di ci che ha fatto ...
Grande Antologia Filosofica, Marzorati, Milano, 1968, volume
tredicesimo, pagine 774-775
